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a cura di: Nicolò Cardobi - Chicco85

Manutenzione impianto a liquido: linee guida

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza su quando e come intervenire per mantenere sempre efficiente il nostro impianto a liquido

Come per le autovetture, il nostro impianto necessita di una revisionata ogni tanto, per garantire sempre il meglio delle prestazioni e metterci al riparo da eventuali situazioni poco piacevoli.
Lo scopo di questa guida, è cercare di capire quando e come effettuare una revisione completa al nostro impianto, mantenendolo il più possibile funzionale e bello.

 

1. Acqua

Pagina dedicata all'acqua

Partiamo dall'elemento più semplice, più caratteristico, più pericoloso e quello che ci garantisce il raggiungimento di performance inarrivabili tramite raffreddamenti ad aria: l'acqua.
Potrà sembrarvi banale, ma dalla qualità e dallo stato di quest'ultima, dipenderà in maniera inequivocabile la salute del nostro impianto.

Che acqua usare?

Ovviamente non usate l'acqua di rubinetto. Quest'ultima infatti possiede delle caratteristiche totalmente inadatte all'utilizzo in un impianto da watercooling. Spesso infatti hanno una durezza totale molto elevata con un conseguente residuo fisso altrettanto elevato, possiedono ioni abbastanza reattivi che possono intaccare le parti metalliche (Cl
- , Ca 2+ ed altri) per cui, se non volete vedere pezzi di calcare che in poco tempo vi danneggiano la pompa e vi ostruiscono waterblock e tubi, evitatela assolutamente.
Utilizzate invece acque distillate o, ancora meglio, acque d'osmosi, purché sull'etichetta ci siano riportate le caratteristiche chimico-fisiche, così da essere sicuri al 100%.
Le caratteristiche da tenere d'occhio sono:

- gH (durezza totale)
- kH (durezza carbonatica)
- Residuo fisso (dipende dai valori sopra comunque)
- NO
2 (nitriti, sicuramente assenti in acque distillate)

- NO
3 (nitrati, come sopra)
- Cl
- , Ca 2+ , Fe, Solfati ed altri anioni e cationi (devono essere assenti)


In altre parole, ci dovrebbe essere solo H
2 O.
Evitate anche il liquido da usare nei radiatori delle auto. Spesso non si sa bene cosa contengano, ed inoltre, sono progettati per funzionare a temperature diverse da quelle d'esercizio di un normale sistema di water cooling.
Se non riuscite a trovare acqua d'osmosi o distillata, potete ripiegare sull'acqua (quella per i ferri da stiro per intenderci) purché stiate attenti a come si comporta nel vostro impianto. Quest'ultimo tipo di liquido infatti, tende ad avere una durezza ed un residuo fisso maggiore rispetto a quelli prima citati.

Dopo quanto tempo si deve cambiare l'acqua?

E' buona regola controllare ogni tanto lo stato della stessa. Se quest'ultima diventa torbida con il tempo, è decisamente ora di cambiarla, di dare una pulita generale all'impianto e soprattutto di capire il perché di questo intorbidimento. In linea di massima, se questo non accade, la stessa acqua può essere usata per anche 6 mesi o più, senza problemi di sorta.
In un impianto chiuso inoltre, le operazioni di rabbocco sono ridotte al minimo, poiché l'acqua tende ad evaporare molto lentamente.

Additivi

Ecco una componente fondamentale, ma molto spesso sottovalutata o relegata al semplice ruolo nel modding. Un buon additivo è qualcosa in più di un accessorio per rendere più accattivante la visione dei tubi attraverso la finestra del case. Da ricordare che l'additivo deve essere scelto prima di tutto per le sue caratteristiche di anti alghe e di lubrificatore per la pompa, piuttosto che per la sua brillantezza agli UV.
Menzione particolare va a quei waterblock dotati di diffusori spray (comunque con fessure molto piccole). Alcuni additivi di scarsa qualità, tendono a formare grumi o piccoli aggregati che, ostruendo i fori dei diffusori, possono inficiare le prestazioni del waterblock. Ai possessori di tali wb quindi, rivolgiamo un'esortazione a scegliere il miglior additivo possibile, senza lesinare.
In caso non vi piacesse il modding, ma volete solo la funzione anti alghe, potete usare il citrosil (1 tazzina per 2 litri d'acqua).
Un'ultima cosa; nel caso il vostro impianto sia costretto da cause di forza maggiore alla totale stasi per un discreto periodo di tempo, prima di ricominciare a riutilizzarlo normalmente, controllate che non vi siano dei depositi. L'acqua infatti, stando ferma per giorni e giorni, tenderà molto più facilmente a creare precipitati.

 

2. Pompa (da acquario)

Pagina dedicata alla pompa da acquario

Ed ecco il componente che fornisce la spinta all'acqua ed è il vero e proprio cuore del circuito. Come il nostro cuore, ha bisogno di una controllata periodica, per evitare la formazione dei depositi e per eliminare rumori dovuti alla perdita delle lubrificazione.
Innanzitutto la pompa è un componente che in genere scalda, di conseguenza bisogna garantirle un adeguato apporto di raffreddamento. Per le pompe immerse, questo sarà garantito da l'acqua che le circonda, per quelle esterne, invece, è utile, se non necessario, provvedere.

Manutenzione

E' obbligatorio, nella completa revisione ciclica dell'impianto (quella per intenderci che va fatta ogni 6-12 mesi a seconda delle caratteristiche dello stesso), smontare la pompa ed ispezionarne le parti mobili ovvero quelle più soggette a problemi.
Una volta appurato che è tutto ok, allora si può procedere alla pulitura, all'ingrassamento ed al rimontaggio. Per quanto riguarda l'ingrassamento, utilizzate solo grassi specifici per utilizzo in acqua (grassi siliconici ad esempio) ed inoltre, non esagerate. Se ciò accade il grasso in eccesso inizierà a circolare per l'impianto e, trattandosi di sostanze non idrosolubili, possono dare origine a depositi.
Va anche detto, che un additivo di ottima qualità, funge anche da lubrificante per la pompa, riducendo al minimo gli interventi da parte nostra.
Qualora la pompa iniziasse a far rumore, facesse fatica a partire o altro, la manutenzione necessariamente deve essere anticipata. Questo è per evitare che eventuali danni nella pompa non si aggravino fino a portare alla rottura improvvisa.
Tutti questi accorgimenti sono facilmente applicabili alle pompe da acquari le quali, per evidenti esigenze, devono essere molto semplici, affidabili e facilmente smontabili per le operazioni di pulizia. Le pompe progettate appositamente per il watercooling (tipicamente le 12 volt a trascinamento magnetico), hanno una struttura più complessa, per cui evitate di smontarle se non avete una discreta esperienza. Inoltre, se operate i dovuti accorgimenti per l'acqua usata e l'additivo, generalmente questo tipo di pompe non necessitano di interventi di manutenzione.

Illustrazione


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Pompa – Visione scorciata


Vediamo un esempio pratico. La pompa nella foto è una Hydor seltz l25, una tipica pompa da acquari le cui caratteristiche potete reperirle facilmente on-line poiché è molto utilizzata anche nel watercooling. Abbiamo preso questa pompa come esempio perché era l'unica ad alberino e girante che avevamo sotto mano, ad ogni modo le pompe di questo tipo sono tutte molto simili come costruzione.


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Pompa – Corpo, alberino e girante


Vediamo lo smontaggio. E' molto semplice accedere all'alberino ed alla girante; basterà infatti girare l'anellino in plastica azzurra in modo da parlo uscire dalle guide. Successivamente lo si rimuoverà e il corpo girante-alberino e tappo anteriore si sfilerà facilmente.


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Pompa – Ancora girante ed alberino. Sulla destra vedete il grasso


A questo punto, basterà rimuovere il tappino in gomma che blocca lo scorrimento posteriore della girante, per estrarla dall'alberino stesso e per procedere alla lubrificazione.
Per questo scopo abbiamo utilizzato un grasso particolare a base di silicone. E' un grasso inerte, atossico, incolore ed inodore e idrorepellente. Inoltre, è abbastanza denso e molto viscoso e questo gli permette di stratificarsi per bene tra il foro della girante e l'alberino senza però di staccarsi a pompa in funzione.
A causa della sua viscosità però, va detto che non dovete assolutamente esagerare, pena la difficoltà di avviamento della pompa e il possibile ricircolo dell'esubero di grasso nel circuito.
Infine, questo tipo di grasso ha bisogno di un po' di tempo per raggiungere le migliori prestazioni, per cui non vi spaventate se all'inizio vi sembrerà eccessivamente tenace.


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Pompa – Girante ed applicazione del grasso


Ecco come abbiamo lubrificato. Ho messo una punta di quel grasso nel foro anteriore della girante, in modo che, durante l'inserimento della stessa sull'alberino, il grasso inizi già a distribuirsi nel modo il più possibile uniforme.
Una volta rimessa la girante sull'alberino, fate scorrere e ruotare le 2 componenti, per ottimizzare la distribuzione del lubrificante.
Finito questo, rimontate la pompa ed eccola che è pronta per il riutilizzo.

 

3. Pompa (da watercooling)

Pagina dedicata alla pompa da watercooling

Da un po' di tempo a questa parte esistono su mercato pompe specifiche per il watercooling funzionanti a 12 Volt. Ecco la manutenzione di una delle pompe a trascinamento magnetico più diffuse, ovvero la Swiftech MCP655. Vediamo come fare a smontarla e a pulirla.


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Pompa – Visione laterale


Per prima cosa, dovete svitare l'imponete ghiera in plastica.



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Pompa – Ghiera svitata


Successivamente, separate il corpo dalla parte anteriore. Avrete così due pezzi, quello anteriore con ingresso ed uscita della pompa, e quello posteriore con corpo della pompa e rotore.



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Pompa – Parte anteriore con i raccordi in/out e parte posteriore


Nel nostro caso, vedete quella patina verde-grigiastra, probabile residuo di un additivo UV utilizzato in precedenza e di un radiatore non pulito alla perfezione.

A questo punto, rimuovete l'o-ring dalla parte anteriore facendo attenzione a non pizzicarlo, e il rotore dal corpo della pompa.



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Pompa – Rotore ed o-ring rimoss i


Procedete poi alla pulitura. Non utilizzate strani solventi, e nemmeno alcool, ma usate semplicemente un panno imbevuto di acqua distillata, da usare poi per risciacquare le parti della pompa che normalmente sono bagnate.

Ecco il risultato.



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Pompa – Una volta pulita


Abbiamo fatto anche un'ulteriore cosa. L'alberino che supporta il rotore, termina con una perlina di ceramica. Abbiamo provveduto a lubrificarla sempre con il famoso grasso siliconico, avendo cura di non eccedere.


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Pompa – Grasso sulla perlina del perno del rotore


Ne abbiamo messo giusto una punta, poi distribuita sulla superficie della perlina.

 

4. Waterblock

Pagina dedicata al waterblock

Forse il waterblock è il componente che permette la pulitura più agevole. Distinguiamo, per esigenze pratiche, i waterblock smontabili e quelli che non lo sono.
Per i primi la manutenzione è molto semplice. Si procede con lo smontaggio e successivamente, utilizzando uno spazzolino da denti imbevuto di anti calcare, si strofina delicatamente fino a pulirlo per bene dagli eventuali residui calcarei. Una volta fatto, risciacquatelo abbondantemente con acqua distillata e rimontate il tutto, avendo la premura di controllarne la tenuta prima di procedere al montaggio a "colpo sicuro". Ricordatevi di controllare lo stato degli o-ring in gomma, per verificare che siano esenti da tagli e/o screpolature che potrebbero inficiarne la tenuta. Un ultimo pensiero va a quei wb con il top in plexiglas. Fate attenzione che con l'anti calcare il plexiglas rischia di opacizzarsi, per cui vi conviene lavarlo a parte con qualche detergente molto più delicato da seguire poi con un'accurata risciacquatura e asciugatura.
Per la seconda tipologia (tipicamente wb a canaline ricavati da monoblocchi), basterà riempirli di anti calcare fino all'orlo dei raccordi e lasciarlo agire per una ventina di minuti. Poi procedete pure con il risciacquo. Se avete delle setole montate su un supporto flessibile, tanto meglio, riuscirete a pulire più efficacemente il vostro waterblock.
Attenzione all'anti calcare che utilizzate, non deve essere troppo severo (per intenderci, non usate l'acido muriatico puro), un normale anti calcare che si usa per la pulizia del bagno va bene.
Ovviamente il risciacquo, sia del waterblock che, come vedremo successivamente del radiatore, non va fatto montando il circuito e facendo circolare acqua attivamente.

 

5. Tubi

Pagina dedicata ai tubi

In assoluto la parte più semplice da sistemare. Basterà infatti cambiarli al bisogno. Fate attenzione allo stato generale dei tubi, in particolare alla loro opacizzazione. Alcuni tubi infatti, come i crystal pur mantendosi perfettamente funzionali, dopo un periodo di tempo si opacizzano. I tubi siliconici invece, così come i famigerati tygon (che, per inciso, non sono a base di silicone), non vanno incontro a questo processo o perlomeno non così rapidamente come i crystal.
Un tubo in buono stato deve mantenere inalterate alcune caratteristiche come l'elasticità e l'assenza di screpolature. Queste due peculiarità, spesso vanno a braccetto e se un tubo è troppo vecchio generalmente è poco elastico e può presentare delle screpolature, particolarmente in presenza di fascette o presso le curve a raggio stretto. E' chiaro che queste cose non dovrebbero essere presenti, poiché rappresentano un punto debole nella parete del tubo.
Particolare attenzione prestatela alle fascette utilizzate ed al serraggio di quest'ultime. Evitate le fascette metalliche a serraggio a vite, poiché potreste tagliare il tubo, specialmente i delicati tubi siliconici. Usate quindi quelle in plastica, e non siate eccessivamente severi nel serraggio. Il compito della fascetta infatti non è quello di impedire la fuoriuscita del liquido, a quello ci pensano i raccordi ben adesi alla parete interna dei tubi, ma è quello di impedire lo sfilamento del tubo dal raccordo, facendo presa sulle zigrinature del raccordo stesso.


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Tubi – Esempi di tubi da cambiare. Il pezzo centrale è nuovo.


Questo di cui sopra, è un tipico esempio di tubi da sostituire senza pensarci due volte. Sono tubi crystal, con la loro classica opacizzazione. Inoltre, se guardate bene, essi sono anche verdi. Questo perché tendono ad assorbire un po' l'additivo.
Quanto ai tubi Tygon, questi ultimi sono gli unici ad aver ottenuto la certificazione FDA (Food and Drug Administration), per la bassa emissione di sudori e di odori, oltre ad essere esente da cadmio o siliconi.

 

6. Radiatore

Pagina dedicata al radiatore

La procedura di manutenzione del radiatore è sostanzialmente simile a quella eseguita per il waterblock a canaline. Vanno prese delle precauzioni però. La grande maggioranza dei radiatori per il watercooling sono costituiti da tubi a celle piatte. Tale struttura interna tende a trattenere liquido all'interno, per cui prestate molta attenzione alla fase di risciacquo e svuotamento del radiatore dopo l'utilizzo dell'anti calcare.
Fate circolare l'acqua per il risciacquo in un verso e nell'altro per diverse volte, finché non la vedete perfettamente limpida. Poi procedete allo svuotamento, avendo cura di scuoterlo per bene perché, per il motivo che ho menzionato sopra, ci sarà ancora parecchia acqua dentro. Personalmente, dopo aver scosso per bene il tutto adottiamo un semplice ed efficace metodo per l'asciugatura completa. Utilizziamo un compressore che, una volta posto in uno dei due raccordi in modo da tapparlo completamente, viene acceso. Inclinando il radiatore nel modo giusto, uscirà tutta quell'acqua che prima non era riuscita ad uscire. Anche qui, come il risciacquo, conviene ripetere l'operazione nei due sensi.

 

7. Conclusioni

Pagina dedicata alle conclusioni

Eccoci giunti alla fine di questa breve guida. Se avete metodi alternativi per la pulizia del vostro impianto siate liberi di utilizzarli, purché siate perfettamente sicuri che non siano procedure che non portano a danneggiare i vari componenti che lo compongono.


Vi esortiamo infine, qualora aveste domande, a contattarci nel thread apposito sul forum, cosicché possiamo eventualmente chiarire i vostri dubbi ed aiutarvi al meglio nella manutenzione del vostro impianto.

 
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