[ESCLUSIVO] Raccontare la Natura, Parte 2a
Ed eccoci alla seconda parte di questa interessantissima introduzione (qui la 1a parte) al lavoro del documentarista. Buona lettura!
RACCONTARE LA NATURA 2a Parte, di Massimiliano Sbrolla
ADESSO ALLA PROVA! Un primo esperimento sul campo potrebbe essere un documentario sul vostro paesino d’origine o il vostro quartiere. Un simile impegno abbraccia diverse tematiche: la vita delle persone, la storia di un borgo, la natura che lo circonda. Sguinzagliate gli amici a cercare notizie, rintracciate gli anziani saggi (che parlino rigorosamente in dialetto), andate nella biblioteca comunale a scovare informazioni. Al sindaco farà certamente piacere mettervi a disposizione l’assessorato alla Cultura. Chissà, il Blu-ray finale potrebbe anche essere donato all’Amministrazione Comunale ad uso promozionale… e voi vi fareste conoscere in qualità di documentaristi. In fondo io ho iniziato così!
Le strade, gli edifici, il centro storico vanno visti in modo nuovo e diverso. Ricostruite il tempo che fu con vecchie foto: bussate alla porta dei vicini, dei parenti e chiedete loro di mettervi a disposizione i vecchi album di famiglia. Qualcuno avrà un’immagine di 50 anni fa di una piazza o altro, anche testimonianze più recenti ma comunque interessanti; il massimo sarebbe poter racimolare qualche vecchio filmino super8. Trasferendo tutto con un telecinema casalingo si potranno ottenere immagini inedite per molti compaesani. Se avete qualche conoscente con la passione del volo fatevi portare tra le nuvole, altrimenti rimediate diversamente: le riprese dall’alto sono sempre di grande effetto. Non è necessario noleggiare un elicottero: con pochi Euro si può effettuare un giro su un ultraleggero aperto (dovete avere un minimo di fegato, ndr.), e i 10 secondi dall’alto per il documentario saranno assicurati con una piccola spesa.
Ciascun paese ha la sua corte di personaggi strampalati: intervistateli! Ma senza puntargli troppo la camera addosso. Se invece sono disponibili, state con loro qualche ora e documentate il più possibile. I nonni rappresentano un’altra fonte inesauribile: davanti ai loro nipoti sarebbero disposti a raccontare i tratti più nascosti del passato. Gli intervistati non devono guardare in camera, meglio defilati, con alle spalle, un elemento caratteristico. I luoghi descritti vanno poi filmati in un secondo tempo, per vedere come sono effettivamente cambiati.
Importante è anche “l’angolo del tramonto”. C’è un periodo speciale dell’anno in cui, ad una determinata ora, il sole cala alle spalle del paese: con un po’ di pazienza e qualche giorno di appostamento si potrà riprendere la palla infuocata che scende dietro il borgo.
È d’obbligo la partecipazione alla festa patronale: balli, tradizioni, costumi, sono fondamentali nel contesto del lavoro. Il “dietro le quinte” delle celebrazioni (la preparazione di carri allegorici, la vestizione, …) darà colore e renderà il risultato finale più vivace, con una narrazione frizzante. Per avere una colonna sonora adatta all’intera sequenza della festa, sarà sufficiente registrare l’audio di una musica eseguita dalla banda, senza interruzioni.
L’inizio del video è fondamentale: una bella canzone locale insertata su una foto antica o su un volto particolare cattureranno l’attenzione fin dai primi fotogrammi.
L’ultimo accorgimento riguarda la lunghezza dell’opera: non oltre i 10-15 minuti composte da brevi sequenze. Ma su questi aspetti ritorneremo con maggiore dettagli ed esempi pratici. Per ora, e prima di fare armi e bagagli, date un’occhiata agli highlights sottostanti, potrebbero servirvi! Alla prossima!
I (miei) perchè sulla scelta della xlh1. Ancora oggi, a circa 5 anni dalla sua uscita, la Canon xlh1 rimane la mia preferita per filmare gli animali in natura. Grazie infattiad un eccezionale fattore di moltiplicazione, qualunque ottica fotografica viene potenziata x7. Quindi un bel 300 diventa un 2100 fotografico. E poi la qualità delle immagini, a mio parere, ha poco da invidiare a tante altre camere dell’ultima generazione. E’ vero, utilizza cassette e sforna un codec vetusto (HDV), sistema vecchiotto e non fullhd….ma le recenti novità tecnologiche (ad esempio il Samurai della Atomos, in arrivo), permetterà di catturare dall’uscita hdsdi un segnale full hd non compresso e di trasformarlo in un prores 4.2.2 già pronto per il montaggio. Cosa che già si può fare con il dispositivo della Convergent, che però costa un occhio della testa.
Insomma una macchina prossima alla pensione (visto che i rumors Canon danno finalmente in arrivo un nuova telecamera full hd ad ottiche intercambiabili nel 2012), che a parer mio riavrà una seconda vita.
LE REGOLE D’ORO IN ORDINE ALFABETICO
E’ probabile che alcuni di voi conoscano già i piccoli suggerimenti riportati di seguito ma è sempre bene tenerli a mente. ![]()
Alimentazione a rete – Quando si va all’estero, informarsi del tipo di alimentazione della rete. I caricabatterie recenti, in genere, funzionano da 100 a 240 volts; in caso di necessità, si dovrà acquistare un trasformatore. Attenzione alla spina: esistono dei kit universali che offrono soluzioni per tutti i Paesi del mondo.
Archivio – Anche le riprese dalle quali vorremmo prendere le distanze, quelle ritenute indegne, potranno un giorno servire. Quindi archiviare sempre e tutto. Per chi va “su nastro”, le cassette vanno numerate e guardate con attenzione. Con un database va segnata nel computer ogni sequenza (un tramonto, un cavallo che nitrisce, una signora che cade, etc.). Lasciare i master lontani da fonti di calore, con indicazione dei contenuti anche sulle custodie. Con il crollo verticale dei costi degli hard disk, consiglio di digitalizzare tutti gli eventuali archivi su nastro. E di conservare sempre tutto in doppia copia. Magari dotatevi di un NAS come quello dell’ottima recensione di Beta, qui.
Batterie – Vi prego, le batterie! Caricare le batterie – in numero notevole – al massimo il giorno antecedente l’escursione. Se si effettuano brevi riprese durante il cammino, è meglio usare la camera in stand by. Spegnerla ed accenderla in continuazione, oltre a non farle bene, comporta un consumo superiore di energia. È ovvio che ogni volta vanno ricontrollati i parametri impostati (bianco, otturatore e diaframma), oppure, se la vostra camera lo consente, memorizzare delle pre-impostazioni. Può essere utile per le emergenze un caricabatterie da auto e magari anche uno ad energia solare (i Solar Roll della Brunton vanno molto bene anche se costano un po’, ndr.).
Bianco – Il bilanciamento del bianco va sempre fatto in manuale, con un foglio di carta o altro, per la giusta taratura. Alcuni documentaristi sostengono, però, il contrario. In effetti, la taratura del bianco, quando si vogliono ritrarre sfumature delicate del cielo, non consente di ottenere risultati sperati. Meglio, in questi casi, lasciare i preset della camera per la luce solare o gli interni.
Borsa – La borsa va scelta con estrema cura. Occorre acquistare, senza badare al prezzo, un modello robusto, resistente all’acqua e sicuro, in base alle dimensioni della videocamera o della videoreflex. Il corpo macchina, una volta collocato all’interno, non deve oscillare, ma restare ben saldo. Interessanti i modelli da indossare sia a tracolla, che a zaino: quest’ultima posizione consente di avere le mani libere e garantisce il trasporto anche di un cavalletto. Una seconda custodia (una sorta di cappottino in plastica trasparente o in altro materiale impermeabile), è necessaria per l’uso della camera in condizioni delicate (pioggia, neve, ecc.). Quando ci si addentra in un bosco la borsa va tenuta vicino al corpo, magari accostata alla pancia, per evitare di rimanere incastrati tra le sterpaglie.
Cavalletto – Il cavalletto è composto da due parti: la testa (che ha un limite massimo di peso che può sopportare) e il sostegno vero e proprio (monopiede o treppiede). La testa deve avere un movimento fluido, con almeno due frizioni per ben regolare la velocità delle panoramiche ed una angolazione che permetta dei movimenti in verticale a 180°. Il treppiede ideale deve dare la possibilità di effettuare riprese quasi rasoterra e ad un’altezza di circa un paio di metri. Portarsi sempre dietro una moneta o un piccolo cacciavite per stringere la presa. In montagna vanno sempre tolti i gommini del treppiede, il quale va piazzato con forza nel terreno. Anche se si ha a disposizione una bolla, l’equilibratura va fatta tenendo l’orizzonte come riferimento. La basetta di attacco, o piastra a sgancio rapido se preferite, sotto la camera non va mai tolta: è triste (io mi suiciderei, ndr.) accorgersi di averla dimenticata a casa dopo aver percorso 200 km per riprendere una vallata. La custodia del cavalletto deve essere facilmente apribile e trasportabile, sia a mano che a tracolla.
In viaggio – Quando ci si sposta in auto, incastrare tra bagagli morbidi il borsone con la videocamera. Nell’abitacolo la macchina va, invece, poggiata in terra piuttosto che sul sedile posteriore: una frenata improvvisa potrebbe farla scivolare e cadere. Aereo: il cavalletto va spedito ben imbottito (per esempio, avvolto nella plastica a bolle d’aria), mentre la camera va ovviamente portata come bagaglio a mano (controllate le dimensioni massime ammissibili dalle compagnie aeree, ndr.).
Mappe e cartine – E’ consigliabile spostarsi con appunti, cartine e mappe. Se si va a caccia di uccelli particolari o altri animali, portarsi qualche disegno o foto del soggetto ricercato: non si farà confusione con altri esemplari.
Paraluce – Quando il sole si trova di fronte all’obiettivo, il paraluce aiuta a ridurre l’effetto dovuto a flaring e ghosting della luce che rimbalza tra gli elementi dell’obiettivo. L’apertura di questo accessorio deve essere proporzionata all’angolo di campo dell’obiettivo: troppo aperto non serve a nulla, troppo stretto provoca vignettature. Per i grandangoli il paraluce ideale ha forma rettangolare. Anche se il cielo è coperto, il paraluce è utile per proteggere l’obiettivo dai colpi, per non parlare della pioggia…
Pulizia – La pezzetta per pulire l’obiettivo (non una qualsiasi, ma una studiata ad hoc) deve stare sempre in borsa. Mettere al bando liquidi, spray o altre diavolerie del genere: basta l’alito, dunque non mangiate pesante!
Riprese – Lavorare in manuale comporta notevoli vantaggi; per esempio si può inquadrare e metter a fuoco per tentativi, tenendo presente che la messa a fuoco altera notevolmente le dimensioni del campo inquadrato. Per fare in fretta, bisogna allenarsi a compiere quest’operazione: è ben fare delle prove a vuoto, senza girare. Un’ottima palestra è rappresentata dal volo di un uccello. Anticiparlo nei volteggi e tenerlo sempre al centro dell’inquadratura sarà un valido esercizio. Se mettere a fuoco durante un movimento di camera risulta un’operazione difficile, aiutarsi con un pezzettino di nastro messo sull’obiettivo proprio nel punto dove, girata la ghiera, si ottiene il fuoco per quel determinato movimento (ovviamente, in questo caso, il soggetto da filmare deve essere fermo). Ogni movimento va provato prima di premere il tasto Rec, e bisogna guardare sempre dentro la camera quando si effettua una panoramica. Quando si rivede una sequenza appena girata, ricordarsi di rimettere sul punto giusto la cassetta, onde evitare drammatici salti di time code (ma spero che oramai vi siate tutti dotati di apparecchiature digitali dell’ultima generazione che registrano su scheda).
Spostamenti in esterni – Non lasciate la camera incustodita sul cavalletto: basta una folata di vento per gettarla a terra. Se si staziona sotto un albero, controllare che non vi siano pigne “pericolanti” o rami spezzati. Se ci si sposta per brevi tratti, trasportare il camcorder col cavalletto , afferrando il treppiede con le mani e adagiando la camera sulla spalla; nel caso di una malaugurata scivolata, la “creatura” sarà protetta dal corpo. Quando non si riprende, usare sempre il tappo per proteggere l’obiettivo e mettere sempre la macchina nella borsa. Lo so, possono sembrare “cavolate” ma è nei gesti più semplici che si nascondono le imprese più grandi. A presto!
Chi è Massimiliano Sbrolla [web. ZooFactory.it].
Massimiliano Sbrolla ha iniziato come giornalista per la carta stampata. All’inizio degli anni 90, entrando nel mondo della TV, ha realizzato videoreportage, con le prime video HI8, per TV locali e per Rai Due. Si afferma come documentarista realizzando reportage naturalistici per la trasmissione GEO&GEO di Rai Tre. Regista-Producer per Studio Universal, all’inizio degli anni 2000, partecipa alla nascita del Gruppo FOX Tv Italia e diventa collaboratore di National Geographic Channel, relizzando spot e documentari. Ancora oggi continua a viaggiare nella natura per raccontare le bellezze del nostro pianeta, sempre accompagnato dalla sua piccola famiglia: la compagna Carlotta e il figlioletto Andrea (senza dimenticarsi mai del fidato LAND ROVER, ndr.).


grandi consigli.una informazione visto che conosci bene la xlh1: con l’ atomos samurai collegato via hd sdi,viene registrato solo il video o anche l’audio?è una cosa che non riesco a capire.
Grazie
Alex
ciao Alex, in attesa della risposta di Max, ti segnalo che stiamo per pubblicare una video recensione del samurai con la xlh1.
Ciao Alex, sì anche io mi sono accorto che l’audio non viene registrato. Ho fatto diverse prove ma non ci sono riuscito. Evidenetemente l’uscita HDSDi della xlh1 non la supporta.Ricordo infatti che anni fa in uno studio la usavano con l’aja registrando a parte l’audio..occorrerà ovviare con il backup dell’hdv o con l’h4n…io comunque la uso esclusivamente in natura per gli animali, e la colonna audio la ricostruisco in post…a breve la recensione dell’atomos samurai.Ciao